UNO SGUARDO DALLA COLLINA



Mi capita, di pensare all’Europa, o meglio all’idea di Europa. Mi capita ancora di più in questi ultimi anni, caratterizzati da una certa disaffezione verso il nostro continente, visto più come una comunità economica che non sociale e politica. Effettivamente, l’idea di “comunità europea” sembra a volte un po’ affievolita dagli egoismi economici.  Eppure l’Europa esiste e mi permetto di aggiungere, per fortuna. Mio nonno Giovanni è stato un “ragazzo del 99” e, come molti di voi ricorderanno o sapranno, si trattava della definizione che veniva data ai ragazzi nati nel 1899 e che nel 1917 compivano diciotto anni e quindi potevano essere impiegati dal Regno d’Italia per andare a combattere contro altri ragazzi che il destino aveva fatto nascere nell’impero Austro-Ungarico. La Grande Guerra vide impegnati settanta milioni di uomini e provocò nove milioni di morti solo sui campi di battaglia. Tra quei settanta milioni di uomini ci fu anche mio nonno Giovanni. E così in una piovosa mattina di fine estate da questa collina che domina Parigi, mi metto a riflettere sull’Europa. Mi aiutano a farlo i disegni dei bambini, ma non quelli di oggi, ma quelli del 1914. Erano i bambini di Montmartre, comune ribelle e pacifista, erede della “Commune de Paris” del 1870, bambini che con i loro disegni raccontavano la guerra, senza enfasi, né retorica, ma come puntuali cronisti. Questi preziosi ed originalissimi disegni sono raccolti in una piccola sala al “Musée de Montamartre” che merita sicuramente una visita da parte dei turisti meno “turistici” e più attenti. Un piccolo e delizioso museo che racconta l’epopea della “Butte” della Belle Epoque, ma che, insieme ai fasti del can can, de “La Goulue”, del Moulin de la Galette, conserva memorie come queste, disegni di bambini che videro un Europa di disastri e carneficine, molto, molto diversa da quella di oggi. 


Commenti

Mimich ha detto…
Grazie Francesco, davvero una bella storia un’altra bella coincidenza, anzi due: anch’io ho passato l’infanzia per strada. La seconda sono le parole di André Breton in “Nadja”: “...Elle n’aimait qu’être dans la rue, pour elle seul champ d’éxperience valable...”